Greco di Tufo DOCG “Giallo d’Arles” 2018 – Quintodecimo

Annata: 2018

Denominazione: Greco di Tufo DOCG

Vitigni: Greco di Tufo 100%

Alcol: 13.5% Formato: 0.75l

Temperatura di servizio: 8/10°C

Bernardi Rate: 95/100

Tipologia: Bianco Campania

Peculiarità: Un vino bianco con la struttura di un rosso, potente e raffinato, caratterizzato da una profonda mineralità fusa con note di albicocca e confettura di mela cotogna e da un gusto pieno e fresco. Giallo d’Arles ha anche una straordinaria predisposizione alla maturazione in bottiglia guadagnando, col trascorrere degli anni, in eleganza, complessità ed armonia. Il nome dato al vino è un omaggio al colore preferito da Van Gogh durante tutto il periodo trascorso ad Arles: un giallo preludio del rosso. È un cru prodotto con le uve provenienti dalla vigna del Giallo d‘Arles che si trova a Tufo. Il colore giallo-oro antico, tipico della denominazione, è reso ancora più intenso dalla breve permanenza, durante la fermentazione, in piccole botti di rovere e dalla completa assenza di interventi di chiarifica.

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NOTA DI DEGUSTAZIONE

GIALLO D’ARLES: L’uva del vitigno Greco di Tufo è caratterizzata da un contenuto di materia colorante superiore alle altre uve bianche campane. Per questo motivo alla maturazione presenta un bel colore giallo dorato con toni ambrati dal lato del sole. Il mosto è giallo-ocra tendente al rossiccio. Il vino, se non sottoposto a chiarifiche, è giallo-oro intenso. Giallo d’Arles è un’interpretazione estrema e rigorosa del Greco di Tufo.

ABBINAMENTO

Un vino da accompagnare all’intero pasto. Si abbina a ricchi primi a base di pesce, specie risotti, a torte salate, a zuppe e a vellutate di verdure.

CANTINA

Siamo in Campania, la regione di Napoli e del suo golfo, del Vesuvio, di Pompei, delle splendide isole, Capri ed Ischia, e delle bellissime costiere. La tenuta Quintodecimo si trova in un’area interna montuosa: l’Irpinia. Un bellissimo territorio in cui clima, suolo e vitigni convivono in un equilibrio straordinario che è andato rafforzandosi nei secoli, al punto tale da creare condizioni naturali ideali per la realizzazione di vini di grande qualità. Il clima, per via della dorsale appenninica, è caratterizzato da piogge abbondanti (piovosità media annua 600-800 mm), forti escursioni termiche, inverni rigidi e nevosi ed estati miti, con temperature medie mai eccessive. Il paesaggio irpino è molto originale, per un ambiente del sud d’Italia. Il visitatore, infatti, non troverà piane assolate, colline bruciate dal sole, caldo afoso, bensì tanto verde, con laghi, boschi e montagne ricoperte, spesso fino alla cima, di castagni, faggi e querce secolari. Quintodecimo è a Mirabella Eclano, nel cuore dell’areale della DOCG Taurasi, a circa 80 km a Nord-Est di Napoli, sul crinale di una piccola collina esposta a nord/ovest e con una pendenza del 25%, a 460 metri di altitudine al 41° 02’ 80’’ latitudine nord e al 14° 59’ 41’’ di longitudine Est. La cantina di Quintodecimo è “dentro” la vigna. È questo un aspetto molto importante. In tal caso il tempo di latenza tra raccolta ed ammostatura è quasi nullo, l’uva viene ammostata al massimo della freschezza e senza alcuna possibilità di alterazione. Inoltre questa condizione risponde ad un altro fondamentale requisito alla base della produzione del vino: vigneto e vino devono rappresentare una entità unitaria in modo tale da trasmettere l’idea di eternità, di infinito. In effetti è la cantina che ho sempre sognato. Semplice, piccola, essenziale, senza alcuna tecnologia particolare, fatta per soddisfare principalmente il mio proprio bisogno intimo più che stupire. Per me la cantina è un luogo di pace, di nobiltà, di silenzio, di meditazione, di raccoglimento. E’ un luogo semplice, ma razionale, che incoraggia l’uomo alla pazienza. Andare in cantina significa passare dalla luce all’oscurità. Per questo la cantina deve essere immersa nella terra. E’ un luogo oscuro per eccellenza. Essa è sotto terra e sotto la casa. È un luogo così che ho sempre sognato per il mio vino ed così che è stato realizzato a Quintodecimo. Il vino dalla vinificazione al confezionamento è sotto la casa di trenta scalini. E sapere che bisogna scendere questi gradini per raggiungerlo, contemplarlo, toccarlo, degustarlo è davvero un piacere unico che mi riempie di gioia. Il numero cinque si ripete spesso nel magico mondo del vino. Il fiore della vite ha 5 sepali, 5 petali, 5 stami, 5 nettari. La foglia è pentalobata, cioè costituita da cinque parti ed ha cinque nervature principali. Sono 5 gli elementi fondamentali che interagiscono con la vite: suolo, clima, viticoltura, enologia, uomo. Ancora sono 5 i punti critici della produzione dell’uva (potatura, allegagione, sfogliatura, maturazione, raccolta) ed altrettanti quelli della trasformazione dell’uva in vino (raccolta, ammostatura, fermentazione, elevage, invecchiamento). Sono 5 i sensi che l’uomo utilizza per percepire il vino: vista, tatto, udito, olfatto gusto. Ancora 5 è il numero che è in Quintodecimo. Questa continua ripetizione del numero cinque ci ha condotto alle cinque lune utilizzate per realizzare il logo di Quintodecimo.

Peso 1.5 kg
Regione

Campania

Vitigno

Greco di Tufo

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