PROFILO SENSORIALE
Colore rosso rubino scuro. Al naso si susseguono sentori di confettura di more, prugna, cioccolato fondente e caffè, seguiti da note di talco e tabacco; al sorso è avvolgente, caldo, strutturato, intenso, dal tannino presente ma ben calibrato. Lunga la persistenza finale.
INCONTRO IDEALE
Grande vino da grandi preparazioni di carne, abbinabile anche ai formaggi stagionati. Per un tipico abbinamento della tradizione, provatelo con l’Anatra al tartufo nero di Norcia.
CANTINA
La famiglia Lunelli, che dagli anni Ottanta ha legato indissolubilmente il proprio nome al Trento DOC con la cantina Ferrari, si è dedicata in seguito a un’ampia produzione sotto la visione lungimirante del gruppo Lunelli con una collezione di altre tre cantine in zone particolarmente vocate all’enologia italiana: la Tenuta Margon in Trentino, la Tenuta Pordenovo in Toscana e la Tenuta Castelbuono in Umbria.
TENUTA DI CASTELBUONO
Affascinati da una terra antica e quasi mistica come l’Umbria e da un vino di potenza e longevità straordinarie quale il Sagrantino, la famiglia Lunelli acquisì la Tenuta Castelbuono, 30 ettari vitati nei comuni di Bevagna e Montefalco, nel 2001. Gli sforzi si concentrarono inizialmente sui vigneti, ora convertiti al biologico, con nuovi impianti e la valorizzazione di quelli esistenti tramite un articolato progetto di selezione dei cloni. Nel 2003 vide la luce il Montefalco Sagrantino, cui seguì, l’anno successivo, il Montefalco Rosso.
C’era bisogno, però, di una nuova cantina e la famiglia Lunelli, in virtù di una solida e vecchia amicizia con Arnaldo Pomodoro, uno dei maggiori artisti contemporanei, propose a lui di realizzarla. Il Maestro accettò con entusiasmo e dopo il primo sopralluogo aveva già immaginato il progetto.
Il “Carapace” – come Pomodoro ha voluto chiamare la cantina – ha richiesto ben sei anni di lavori ed è stato inaugurato ed aperto al pubblico, per visite e degustazioni, nel giugno 2012. È un’opera unica, che sfida i confini tra scultura e architettura. È la prima scultura al mondo nella quale si vive e si lavora, un’opera unica in cui arte e natura, scultura e vino dialogano sottolineando l’eccezionalità sia del contenente sia del contenuto. Si offre allo sguardo come una grande cupola ricoperta di rame, incisa da crepe che ricordano i solchi della terra che l’abbraccia. Un elemento scultoreo a forma di dardo di colore rosso che si conficca nel terreno sottolinea l’opera nel paesaggio. Entrare nel “Carapace” significa addentrarsi in una scultura di Pomodoro, come avverte subito il suo alfabeto artistico, immediatamente riconoscibile nella volta interna.







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