NOTA DI DEGUSTAZIONE
Colore giallo paglierino intenso con riflessi dorati. Profumo ampio e complesso, con note di pietra focaia, agrumate e floreali. Al palato è strutturato, vibrante, con freschezza e sapidità che sostengono una lunga persistenza. Grande potenziale evolutivo.
ABBINAMENTO
Ottimo con astice alla catalana, gamberi alla griglia o risotti ai frutti di mare. Branzino o orata al cartoccio con erbe aromatiche, oppure piatti a base di tonno scottato. Ostriche e tartare di salmone o ricciola, dove l’acidità del vino pulisce perfettamente il palato. Con primi territoriali come Tajarin al burro d’alpeggio e salvia o conditi con il pregiato tartufo bianco, che si sposa divinamente con le note minerali del vino. Risotto ai gamberi o risotti cremosi alle verdure ed erbe spontanee. Secondi piatti della tradizione come coniglio alle erbe, pollo o tacchino in umido. Tartare di fasso semplicemente con un filo d’olio extravergine e scaglie di parmigiano. Parmigiano reggiano, Pecorino e con formaggi piemontesi di media stagionatura.
CANTINA
Nessun’altra cantina si identifica con un vitigno come Braida con la barbera. Il lavoro che Giacomo Bologna ha infatti portato avanti negli ultimi decenni non ha eguali, e ha aperto la strada a un’intera generazione di vignaioli che, dopo di lui, hanno iniziato a lavorare in modo convinto questa varietà precedentemente così poco apprezzata. Si può affermare che sia stato proprio Giacomo Bologna, con il “Bricco dell’Uccellone” e con altri vini che hanno fatto la storia dell’enologia italiana, a stravolgere quelle che erano le convinzioni più comuni sulla barbera. Studiando suoli ed esposizioni, aspettandone la completa maturazione, lavorandola al meglio in cantina, Giacomo Bologna è riuscito a dimostrare la qualità, la finezza e soprattutto la longevità che era possibile ottenere vinificando le uve di barbera.
Oggi l’azienda rappresenta l’immagine fedele della filosofia di Giacomo, del suo modo d’intendere la vita, la terra, il vino e i rapporti con gli amici. I figli Raffaella e Giuseppe, entrambi enologi, costituiscono la terza generazione dei “Braida”, e sono uniti dal sogno e dall’entusiasmo di far proseguire alla Barbera quella conquista di nobiltà e qualità iniziata dal padre.
Potendo contare su oltre sessanta ettari vitati, l’azienda vede i propri filari disposti principalmente nelle terre di Rocchetta Tanaro, ai quali negli anni si sono aggiunti gli appezzamenti di Castelnuovo Calcea, Costiglione d’Asti, Mango d’Alba e Trezzo Tinella. Uve coltivate e raccolte in territori altamente vocati alla viticoltura, sono lavorate in cantina con l’ausilio delle più moderne e ricercate tecnologie enologiche, impiegate sempre nel pieno rispetto delle più antiche tradizioni.
È così che ormai da anni la famiglia Braida è sinonimo del bere italiano nel mondo, grazie a etichette che, oltre al “Bricco dell’Uccellone”, si esprimono in nomi quali “Montebruna”, “La Monella”, “Il Baciale’”, “Bricco della Bigotta” e a seguire tutti gli altri.






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